Il Progetto Sociale Integrato “L’Isola del Possibile” presenta “Restart”

 

 

 

Introduzione

Nel maggio 2001, in occasione della 54° assemblea mondiale della salute, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha approvato la pubblicazione della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, abbreviata con l’acronimo ICF. Nel documento, la disabilità non è più intesa come una condizione di svantaggio circoscritta ad uno gruppo minoritario all’interno di una comunità ma bensì come un’esperienza che tutti, nell’arco della vita, possono sperimentare. La disabilità è quindi parte della condizione umana ed ognuno, nel corso della propria esistenza, può venirsi a trovare all’interno di un contesto ambientale incerto che può causare svantaggio. Pertanto, è di poca rilevanza se la causa della difficoltà sia, ad esempio, di natura fisica, psichica, sensoriale o culturale; ciò che importa è intervenire sul contesto costruendo reti di servizi significativi che riducano il disagio e permettano da un lato l’inserimento del soggetto disabile e dall’altro, la reintegrazione di colui divenuto tale nella comunità di cui è parte integrante.

Dai dati del primo ‘Rapporto sulla Disabilità’, presentato nel giugno del 2011, è emerso che più di un miliardo della popolazione mondiale soffre di una forma di disabilità e che quasi un quinto di questi deve affrontare quotidianamente difficoltà significative nella vita di tutti i giorni: dalle barriere architettoniche (accesso a trasporti, edifici, tecnologie d’informazione e risorse di comunicazione) ai pregiudizi culturali e alla mancanza di servizi sanitari e di riabilitazione idonei. Secondo le stime il numero dei disabili è aumentato del 5% rispetto a quarant’anni fa e tale percentuale è in forte aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento globale delle malattie croniche e soprattutto delle malattie professionali per le quali, nel 2011, l’INAIL ha registrato circa 46.558 casi di denunce, 4 mila in più rispetto al 2010 (9,6%).

L’associazione A.N.A.Di.M.I. O.n.l.u.s. e l’INAIL, l’Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, che operano per l’inserimento sociale, lavorativo e riabilitativo del disabile, promuovono di seguito un prospetto per la realizzazione del progetto “Restart” finalizzato a migliorare la qualità della vita delle persone disabili, da lavoro e non, attraverso l’utilizzo di cellule staminali nella pratica terapeutica di diverse patologie degenerative e/o croniche. Le cellule staminali, che da qualche decennio occupano il centro della ricerca scientifica, grazie alla loro capacità di auto-rinnovamento e di specializzarsi in cellule di tessuti o di organi specifici con funzioni particolari, occupano un ruolo importante nel campo emergente della medicina rigenerativa il cui scopo principale è quello di ripristinare la funzionalità fisiologica di quella parte del corpo danneggiata in seguito a danni fisici, chimici o biologici (ustioni, cicatrici, episodi cardiaci, ischemici, patologie infettive et ecc). Queste cellule, per le loro straordinarie caratteristiche, rappresentano quindi il futuro della medicina e sebbene possano essere una straordinaria promessa nella cura di malattie al momento incurabili è tuttavia ancora necessario un notevole lavoro di ricerca per riuscire a tradurre questa speranza in realtà.

Cosa sono le cellule staminali?

 Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate in grado di differenziarsi nei diversi tipi cellulari del corpo attraverso un processo noto come differenziamento cellulare. Esse possiedono la capacità di rigenerarsi ad ogni ciclo cellulare in quanto, mediante una divisione asimmetrica, ogni cellula staminale origina due cellule figlie di cui una, è una cellula indifferenziata che mantiene le stesse caratteristiche della cellula progenitrice mentre l’altra, è una cellula matura che perde la capacità di replicarsi in maniera indifferenziata e darà origine a cellule che costituiranno un tessuto specifico del corpo (sangue, muscolo, etc..) (Orkin S., 1998). Le cellule staminali vengono suddivise in cellule staminali embrionali (ESC); cellule staminali fetali presenti negli abbozzi degli organi; cellule staminali neonatali isolabili dal cordone ombelicale; cellule staminali adulte presenti in molti organi del nostro corpo e in cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) (Larijani, B. et al., 2012).

Le cellule staminali embrionali (ES), presenti nell’embrioblasto o massa cellulare interna (ICM) della blastocisti, sono cellule pluripotenti capaci di dividersi e differenziarsi in tutti i tipi cellulari di un organismo, compresi i tessuti extraembrionali, ma non sono in grado di generare un organismo completo se prese singolarmente al contrario dello zigote che, sino allo stadio ad 8 cellule, rappresenta l’unica cellula totipotente nota (Orkin S., 1998). Sono considerate una risorsa preziosa per la medicina poiché potrebbero essere impiegate nella riparazione di tessuti e di organi danneggiati oppure nella cura di gravi malattie. Attualmente, non esistono terapie disponibili omologate che implichino l’impiego di staminali embrionali per curare i pazienti data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l’attività di queste cellule e la loro intrinseca tendenza a produrre tumori (teratomi) nel momento in cui divengono cellule specializzate. Tuttavia, il momento in cui le cellule staminali embrionali potrebbero essere usate in clinica è sempre più vicino. Se si riuscisse ad individuare un sistema che permetta di far crescere le cellule staminali embrionali in grandi quantità ed un metodo efficiente ed economico per farle divenire cellule specializzate, eliminando ogni rischio che diventino cellule cancerose, allora le cellule staminali embrionali potrebbero fornire un rimedio per malattie finora incurabili (diabete, infarto, morbo di Parkinson, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, distrofia muscolare di Duchenne) ed essere usate per curare persone con danni alla spina dorsale rimaste invalide o che hanno perso la vista o l’udito dopo un incidente. Sebbene le cellule staminali embrionali abbiano un notevole potenziale e possano rappresentare una grande promessa nella cura di malattie gravi, la ricerca su queste cellule è da sempre accompagnata da una forte battaglia etica e morale in quanto possono essere ottenute solo dalla distruzione di embrioni (Zeuner, A. and Palio, E., 2011).

Le cellule staminali pluripotenti indotte, scoperte nel 2006 dal ricercatore giapponese Shinya Yamanaka dell’Università di Kyoto, sono cellule staminali embrionali artificiali prodotte in laboratorio a partire da cellule del corpo di diversa natura come le cellule della pelle o del sangue. Le cellule di partenza vengono modificate in modo da far esprimere dei geni tipici delle staminali embrionali, mediante un processo chiamato riprogrammazione, inseguito al quale divengono in grado di generare tutti gli organi e i tessuti del corpo. Le cellule staminali pluripotenti indotte rappresentano quindi una risorsa molto promettente per la medicina poiché permettono di ottenere da una persona adulta una sorgente di cellule staminali “simil-embrionali” che potrebbero essere utilizzate per curare la persona stessa senza rischi di rigetto. Tuttavia, prima che queste cellule possano essere sperimentate in piani terapeutici, è necessario uno studio più approfondito in quanto i metodi attualmente utilizzati per generare cellule staminali pluripotenti indotte innescano dei processi che potrebbero facilitare una successiva trasformazione maligna delle cellule. (Zeuner, A. and Palio, E., 2011; Takahashi, K. Et al., 2006).

Le cellule staminali adulte si dividono in cellule multipotenti parzialmente specializzate, in grado di differenziarsi in un numero limitato di lignaggi cellulari, e in cellule unipotenti in grado di produrre un solo tipo di cellula specializzata. Sono responsabili del rinnovo di tessuti ad elevato ricambio come la pelle e l’intestino. Sono presenti in molti organi del nostro corpo ed in particolare sono state osservate nel midollo osseo, dove generano ogni giorno tutte le cellule del sangue (cellule staminali ematopoietiche, HSC); nel cervello, dove producono i neuroni e le cellule di supporto (cellule staminali nervose, NSC); nell’intestino, dove si dividono ad una velocità elevata rinnovando l’intero organo circa ogni cinque giorni e nello stroma del midollo osseo dove danno origine a cellule dell’osso, della cartilagine e del tessuto adiposo (cellule staminali mesenchimali, MSC) (Minguell, J. J. Et al., 2000; Larijani, B. et al., 2012). Le cellule staminali adulte sono già state usate in clinica in quanto possiedono il vantaggio di poter essere estratte da individui adulti e di essere facilmente controllabili al contrario delle embrionali che possono facilmente originare tumori. I loro limiti principali sono la quantità limitata e la scarsa versatilità.

Inoltre, negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi articoli che hanno modificato profondamente il concetto di potenzialità delle cellule staminali adulte e introdotto il concetto di plasticità secondo cui una cellula staminale adulta tessuto-specifica, commissionata verso un dato lineage cellulare, può comunque, in determinate condizioni microambientali, acquisire l’abilità di differenziarsi in una cellula di tessuto diverso. Ad esempio, alcuni studi hanno evidenziato, sia in vitro che in vivo, come cellule staminali del midollo osseo che normalmente danno origine alle cellule mature del sangue possano, in opportune condizioni e con bassa frequenza, dare origine a cellule muscolari scheletriche, cardiache, lisce, neuroni, epatociti e cellule epiteliali (Oswald, J. et al., 2004; Muguruma, Y. et al., 2003; Oh, S.H. et al. 2000; Sanchez-Ramos, J. et al. 2000).

Le cellule staminali fetali e le cellule staminali neonatali, presenti nel cordone ombelicale e nella placenta, hanno essenzialmente le medesime proprietà delle cellule staminali adulte ovvero sono parzialmente specializzate e possono generare solo pochi tipi cellulari. Tuttavia, essendo derivate da un organismo più giovane, sono dotate di maggiori capacità di moltiplicarsi, di attecchire e possono essere reperite più facilmente rispetto alle embrionali e alle adulte. Attualmente le cellule staminali del cordone ombelicale sono utilizzate per la cura di diverse malattie del sangue quali leucemie, mielomi e linfomi (Zeuner, A. and Palio, E., 2011).

La medicina rigenerativa ha evidenziato come terapie basate sulle cellule staminali si siano già dimostrate valide nella pratica terapeutica aprendo nuove opportunità e speranze nella lotta a diverse patologie degenerative (morbo di Parkinson, diabete mellito, morbo di Alzheimer, trapianti et ecc…); nel trattamento di lesioni (ulcere da decubito, piaghe croniche e a lenta guarigione, ulcere trofiche e vascolari degli arti inferiori, esiti cicatriziali, esiti di ustione, perdita di sostanza post-traumatica); nella chirurgia plastica (ricostruzione mammaria, in chirurgia estetica mini-invasiva) e nel ripristinare la normale funzionalità di un organo leso nei pazienti rappresentando quindi una svolta per il mondo dei trapianti in quanto potrebbero sopperire alla mancanza di organi disponibili per la donazione (Orlando, G. et al., 2010).

Origine del progetto

L’idea del progetto “Restart” promosso dall’Associazione A.N.A.Di.M.I. O.n.l.u.s. e dall’INAIL, l’Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, nasce in seguito alle numerose testimonianze raccolte sulle potenzialità delle cellule staminali nella pratica terapeutica, dai notevoli progressi raggiunti dalla chirurgia rigenerativa, in grado di riprodurre tessuti danneggiati mediante cellule staminali coltivate in laboratorio con opportuni fattori di crescita, nonché dai recenti dati raccolti dall’INAIL sull’aumento delle malattie professionali.

Difatti, dopo i significativi ridimensionamenti del fenomeno osservati negli anni dal 1994 al 2003 (con l’eccezione del 2001), a partire dal 2004 si è registrata una notevole crescita delle segnalazioni di tecnopatia con un’accelerazione negli ultimi tre anni che ha fatto raggiungere al fenomeno valori che non si osservavano da quasi vent’anni. Limitando l’osservazione delle cifre al quinquennio 2007-2011 è emerso che, a partire dal 2009, gli incrementi da un anno all’altro si sono fatti più che consistenti raggiungendo le diverse migliaia (7.600 casi in più tra il 2009 e il 2010) con variazioni percentuali a due cifre (+15,9% tra il 2008 e il 2009 e + 21,7% tra il 2009 e il 2010). Rilevante è anche l’aumento del 2011 in quanto le denunce passano dalle 42.465 del 2010 a 46.558, 4 mila in più in un anno (+9,6%) e oltre 17 mila in più rispetto al 2007. Nella tabella sottostante sono state riportate le malattie professionali manifestatesi nel periodo 2007-2011 e denunciate all’INAIL, per gestione e tipo di malattia (principali).

Gestione/tipo di malattia 2007 2008 2009 2010 2011
Agricoltura 1.650 1.832 3.926 6.389 7.971
Var.% su anno precedente 11,0 114,3 62,7 24,8
Var.% su 2007 11,0 137,9 287,2 383,1
Malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee 923 1.109 2.859 5.156 6.585
Malattie del sistema nervoso e degli organi di senso 380 384 580 679 734
Malattie respiratorie 154 156 215 240 254
Tumori 32 23 34 58 64
Malattie cutanee 25 33 43 43 32
Disturbi psichici 6 2 5 2 13
Industria e servizi 26.888 27.906 30.584 35.651 30.101
Var.% su anno precedente 3,8 9,6 16,6 6,9
Var.% su 2007 3,8 13,7 32,6 41,7
Malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee 10.415 11.898 15.493 20.799 23.708
Malattie del sistema nervoso e degli organi di senso 7.036 6.836 6.338 6.157 5.566
Malattie respiratorie 2.970 2.978 2.897 3.045 3.154
Tumori 2.131 2.192 2.183 2.309 2.206
Malattie cutanee 861 729 703 664 592
Disturbi psichici 584 536 511 546 552
Dipendenti conto Stato 395 355 379 425 486
Var.%  su anno precedente -10,1 6,8 12,1 14,4
Var.% su 2007 -10,1 -4,1 7,6 23,0
Malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee 107 110 159 218 257
Malattie del sistema nervoso e degli organi di senso 94 41 50 43 41
Malattie respiratorie 83 62 57 70 77
Tumori 27 47 32 33 37
Malattie cutanee 8 10 4 7 5
Disturbi psichici 39 30 36 27 31
Totale 28.933 30.093 34.889 42.465 46.558
Var.% su anno precedente 4,0 15,9 21,7 9,6
Var.% su 2007 4,0 20,6 46,8 60,9

Dalle testimonianze raccolte nella letteratura scientifica sono emersi numerosi studi che, negli ultimi anni, si sono concentrati sull’utilizzo delle cellule staminali nelle pratiche terapeutiche. Difatti le cellule staminali somatiche sono già state ampiamente utilizzate da molti anni nel trattamento di disordini ematologici (talassemie, leucemie, mielomi et ecc..) e nelle terapie per pazienti affetti da tumori maligni sottoposti a chemioterapie o radioterapie intensive. Ad oggi le cellule staminali potrebbero diventare fondamentali nel trattamento di patologie congenite sino ad ora incurabili e soprattutto nelle terapie per il recupero delle capacità e delle abilità fisiologiche perse in seguito al verificarsi di un evento dannoso come esiti cicatriziali post-traumatici, esiti di ustione, ulcere, piaghe da decubito e danni neuro-motori o vascolari verificatesi in seguito ad eventi ischemici o episodi cardiaci (Lindvall, O., 2001).

Preso atto di ciò, l’Associazione A.N.A.Di.M.I. O.n.l.u.s. e l’INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, intravedono nelle terapie con cellule staminali un valido supporto alla loro opera sociale. Inoltre, il fatto che nel mondo vi sia una notevole quantità di studi in materia, dimostra l’importanza della ricerca sull’impiego delle cellule staminale che possono rivoluzionare non solo le pratiche terapeutiche ma anche la medicina stessa e le sue tecniche chirurgiche più convenzionali sostituendo, ad esempio, all’utilizzo delle protesi tessuti rigenerati. Non si tratta quindi di un’attività ‘edonistica’ ma di una frontiera scientifica che merita attenzione e che deve essere esplorata in tutte le sue potenzialità.

Organismi richiedenti

L’Associazione A.N.A.Di.M.I., fondata a Roma il 23 maggio 1995, e divenuta poi O.n.l.u.s., opera nel campo del sociale per il recupero, la formazione e la riabilitazione dei disabili fisici, psichici e sensoriali, nonché dei loro familiari, degli anziani e degli svantaggiati tutti, senza alcuna distinzione. Supportata dalla collaborazione di esponenti del mondo della ricerca scientifica, del mondo artistico e di quello tecnologico/imprenditoriale, l’A.N.A.Di.M.I. ha recentemente dato vita ad una serie di attività con l’obbiettivo di tutelare i diritti e migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità restituendo a quest’ultime pari dignità sociale ed inserendole nel mondo lavorativo e sociale supportandone il recupero psicologico e funzionale.

Negli ultimi tempi, in sinergia con aziende del settore produttivo e del management, l’A.N.A.Di.M.I. ha varato un piano applicativo denominato laboratorio ”D“ che, sperimentalmente prima ed operativamente poi, si prefigge l’obiettivo di suscitare interesse concreto nel disabile  e nei familiari, impiegandolo, conformemente al grado di infermità, nei settori dell’informatica, dell’editoria, della produzione comunicativa/sociale e tecnologica, onde ottimizzarne i rendimenti di qualificazione e sviluppo nel campo delle risorse umane.

L’INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, persegue una pluralità di obiettivi tra i quali, ridurre il fenomeno infortunistico, assicurare i lavoratori che svolgono attività a rischio e garantire il reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati sul lavoro. L’assicurazione, obbligatoria per tutti i datori di lavoro che occupano lavoratori dipendenti e parasubordinati nelle attività che la legge individua come rischiose, tutela il lavoratore contro i danni derivanti da infortuni e malattie professionali causati dalla attività lavorativa.

La tutela nei confronti dei lavoratori, anche a seguito delle recenti innovazioni normative, ha assunto sempre più le caratteristiche di un sistema integrato di tutela, che spazia dagli interventi di prevenzione nei luoghi di lavoro, alle prestazioni sanitarie ed economiche, dalle cure mediche alla riabilitazione e al reinserimento nella vita sociale e lavorativa di coloro che hanno subito danni fisici a seguito d’infortunio o malattia professionale. Allo scopo di contribuire a ridurre il fenomeno infortunistico l’INAIL realizza inoltre importanti iniziative mirate al monitoraggio continuo dell’andamento dell’occupazione e degli infortuni, alla formazione e consulenza alle piccole e medie imprese in materia di prevenzione, al finanziamento imprese che investono in sicurezza.

Ad oggi, l’INAIL offre ai propri Assistiti (infortunati sul lavoro o affetti da malattia professionale) una tutela globale integrata che metta in campo interventi diversificati, di natura economica e socio-sanitaria, finalizzati al massimo recupero delle capacità e delle abilità dopo un evento dannoso. Attraverso una “rete di servizi”, la persona disabile da lavoro viene aiutata a superare difficoltà ed ostacoli per reinserirsi al meglio nella vita familiare, sociale e lavorativa. Negli ultimi anni, inoltre, l’impegno dell’INAIL per l’integrazione si è ampliato, a livello interno, con iniziative specifiche attivate, sul posto di lavoro, a beneficio dei propri dipendenti e, a livello esterno, con servizi accessibili, aperti a tutto il mondo della disabilità.

Finalità

L’Associazione A.N.A.Di.M.I. O.n.l.u.s. e l’INAIL, l’Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, nell’ambito del presente progetto si pongono come obiettivo ultimo quello di migliorare la qualità di vita dei soggetti con disabilità attraverso l’impiego di innovative metodiche terapeutiche basate sull’utilizzo di cellule staminali opportunamente coltivate in laboratorio. Difatti, le persone disabili, da lavoro e non, a seconda del tipo e del diverso grado d’invalidità psico-fisica, possiedono comunque speciali capacità e potenzialità lavorative, abilità, competenze e inclinazioni per poter essere inseriti/reinseriti attivamente nella realtà lavorativa ed essere considerati pertanto come una risorsa e non come un costo sociale ed economico. Nell’ambito del presente progetto l’obiettivo prevalente e più generale è quello di sviluppare quindi pratiche terapeutiche basate sulle cellule staminali finalizzate al massimo recupero delle capacità e delle abilità di un individuo compromesse dalla nascita o in seguito al verificarsi di un evento dannoso con particolare riguardo ai danni alla spina dorsale e agli organi di senso.

A tal fine, si potrebbe ipotizzare la realizzazione di un laboratorio GMP specializzato nell’isolamento e nella preparazione delle cellule staminali che possa coadiuvare la medicina rigenerativa nella riparazione e rigenerazione dei tessuti lesi. Il termine GMP è indice di accreditamento di qualità in termini di strutture (dedicate ed idonee), personale specializzato, attrezzature, sterilità, sicurezza sia per gli operatori che per i donatori e i riceventi, qualità finale del prodotto e rintracciabilità del materiale prodotto (n° lotto).

Allo scopo generale si affiancano ulteriori obiettivi specifici senza il raggiungimento dei quali non sarà possibile attuare il fine ultimo prefissato. In particolare sarà necessario:

Ottenere informazioni sui complessi meccanismi che regolano gli stadi cruciali del ciclo cellulare durante i quali nelle cellule staminali si stabiliscono o si modificano le due principali proprietà della staminalità cellulare ovvero l’auto-rinnovamento e la capacità di differenziarsi.

Ampliare le attuali conoscenze sulle basi molecolari che controllano la staminalità cellulare in condizioni normali e patologiche.

Individuare e stabilire le condizioni di coltura più idonee, efficienti ed economiche alla produzione in vitro di cellule staminali di “qualità” che potrebbero essere impiegate nella riparazione di tessuti e organi danneggiati inseguito ad insulti fisici, chimici o biologici (ustioni, piaghe, ulcere, lesioni alla spina dorsale oppure nella cura di gravi malattie.

Identificare le vie molecolari e genetiche che controllano la trasformazione delle cellule staminali, in particolare le cellule staminali embrionali e le pluripotenti indotte, in cellule tumorali al momento della specializzazione e individuare quindi una metodica che riesca ad indirizzare le cellule staminali verso un determinato lineage eliminando la possibilità che si sviluppino come cellule cancerose.

Sviluppare modelli sperimentali di rigenerazione di tessuti ad elevata complessità strutturale e funzionale come il tessuto cardiaco, il tessuto muscolare scheletrico e il tessuto nervoso grazie alla combinazione di cellule staminali e biomateriali.

Bibliografia

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Zeuner A, Palio E. (2011). Le cellule staminali: spunti per un’azione didattica. Roma: Istituto Superiore di Sanità; (Dispense per la scuola 11/1).

Siti web:

www.agenziatrapiantilazio.it

www.inail.it

www.iss.it

A cura della Dr. Ilenia Baesso