Banca Prossima: “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!”.

 

 

Il lucido pragmatismo di questo ben noto proverbio non fallisce mai, e a confermarne la sua piena attendibilità ci ha pensato ancora una volta una nostra vecchia conoscenza: Banca Prossima.

L’istituto finanziario del Gruppo Intesa Sanpaolo, «dedicato esclusivamente al mondo del non-profit – laico e religioso», come si legge dal sito, torna a far parlare di se ma in negativo, dopo le spiacevoli vicende che l’hanno visto – collaborati dai “fenomeni della sicurezza” di Setefi S.p.A., protagonista nei riguardi dell’A.N.A.Di.M.I. Onlus pro handicap e terza età per la creazione di un POS virtuale, finalizzato alla raccolta di libere donazioni.

Ma se con le imbarazzanti incapacità professionali di Banca Prossima pensavamo di averle viste tutte, dovevamo ancora visitare la sede della filiale romana di Piazza della Libertà, per capire che ci sbagliavamo.

Infatti, l’elegante palazzo color zafferano – posto all’incrocio con la via Federico Cesi, non stupisce certamente per la sua piacevole livrea in stile eclettico di fine Ottocento, quanto più per la sconcertante ed incresciosa mancanza di un adeguato sistema di accesso per i disabili: a partire dalla soglia d’ingresso del palazzo, passando per la scala marmorea di sei gradini e concludendo con l’oramai vetusto ascensore centrale, il raggiungimento degli uffici di Banca
Prossima
, tra l’altro siti al 5° piano dell’edificio, si trasforma in un’autentica impresa per chi avesse, ad esempio, specifiche esigenze motorie.

Non possiamo perciò che rimanere attoniti nel constatare come una banca – incardinata nelle dinamiche sociali e lavorative del terzo settore e dichiaratamente protesa al miglioramento dei servizi bancari ad esso collegati, si perda nelle più elementari norme edilizie di abbattimento delle barriere architettoniche, allontanandosi dalla Carità del vero San Paolo per soddisfare – invece, le velleità umane degli impiegati.

Evitando lo sforzo di dare un’adeguata spiegazione ad una simile ed infausta circostanza, della quale si occuperà certamente chi di dovere, non rimane altro da fare che confortarci nella millenaria sapienza dei detti popolari, fiduciosi che prima o poi venga presentato il conto agli autori di simili scelleratezze.

Anche alla luce di ciò, si confida nella lungimiranza del direttore generale Gaetano Miccichè affinché – con una buona dose di coraggio e senso pratico, provveda ad adottare gli opportuni provvedimenti nei confronti di alcuni inutili soggetti che – con le loro documentate miserrime professionalità – peraltro poste a carico dell’utenza a caro prezzo, generano difficoltà alla collettività tutta.